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COVID-19 e salute cardiovascolare a lungo termine. Un’analisi dello studio su Nature Medicine

A cura di Fabio Ambrosino By 8 Marzo 2022No Comments
SpecialiNews
Covid salute cardiovascolare

Sono stati pubblicati qualche settimana fa su Nature Medicine i risultati di un’ampio studio retrospettivo statunitense sulle conseguenze a lungo termine di COVID-19 sulla salute cardiovascolare (1). I dati, che hanno avuto un’eco impressionante sui media (il punteggio altmetric ad oggi supera i 15.000), mettevano in evidenza un aumento del rischio di andare incontro, a un anno dall’infezione, a moltissime patologie cardiache tra cui infarti, ictus e scompenso cardiaco.

Da un’analisi più attenta dello studio in questione si evince tuttavia che lo studio, sebbene informativo, non permette in realtà di trarre conclusioni definitive e applicabili a tutte le persone guarite dall’infezione da SARS-CoV-2.

COVID-19 e salute cardiovascolare a lungo termine: lo studio

Per valutare i possibili outcome a lungo termine di COVID-19 sulla salute cardiovascolare, i ricercatori della Washington University e del Veterans Administration Health Care System di St. Louis (Missouri) hanno analizzato i dati relativi a 153.760 individui con una precedente infezione da COVID-19 inclusi nel database nazionale dell’US Department of Veterans Affairs. I gruppi di controllo, costituiti da persone senza riscontro di una positività al COVID-19 nella cartella clinica, erano due: uno composto da 5.637.647 persone incluse nello stesso database dal 2020 in poi (contemporary controls) e un altro composto da 5.859.411 persone che erano state incluse nel database nel 2017, prima della pandemia (historical controls).

I risultati a un anno dall’infezione hanno messo in evidenza come le persone che avevano contratto COVID-19 presentassero più spesso problemi cardiaci – inclusi ictus, aritmie, malattie ischemiche, malattie tromboemboliche, miocarditi e pericarditi, scompenso cardiaco – rispetto ai soggetti di entrambi i gruppi di controllo. Ad esempio, una precedente infezione da COVID-19 è risultata associata a un rischio relativo del 72% maggiore di scompenso cardiaco, del 62% maggiore di infarto e del 52% maggiore di ictus. La gravità delle conseguenze cardiache è poi risultata associata alla gravità dell’infezione: più grave COVID-19, più gravi le conseguenze. Tuttavia, il rischio cardiovascolare è risultato più elevato anche nelle persone che avevano contratto COVID-19 in forma lieve.

“Dato l’elevato e crescente numero di persone affette da COVID-19 (più di 72 milioni negli Stati Uniti, più di 16 milioni nel Regno Unito e più di 355 milioni a livello globale), il rischio di patologie cardiovascolari a 12 mesi, qui riportato, potrebbe tradursi in un grande numero di persone potenzialmente affette”, scrivono gli autori nelle conclusioni dell’articolo. “I governi e i sistemi sanitari dovrebbero prepararsi per un probabile contributo della pandemia di COVID-19 a un aumento del carico delle patologie cardiovascolari”.

Dal disegno sperimentale al campione. Un’analisi critica

Alcune caratteristiche dello studio pubblicato su Nature Medicine, segnalate in parte dagli stessi autori, fanno sì che questo non permetta di trarre conclusioni definitive e generalizzabili sul possibile effetto a lungo termine di COVID-19 sulla salute cardiovascolare. In primo luogo il disegno sperimentale dello studio, osservazionale e retrospettivo, inadatto per stabilire l’esistenza  di una relazione di causa-effetto tra le due variabili.

Alcune caratteristiche del campione di studio, poi, rendono i risultati ottenuti poco generalizzabili. Tutta l’analisi fa riferimento a individui inclusi nel database nazionale degli ospedali dei veterani americani, in larga parte costituito – come sottolineato dagli autori – da soggetti maschi e bianchi. Sono stati poi inclusi nell’analisi i dati relativi a persone risultate positive a COVID-19 nel periodo compreso tra l’1 marzo 2020 e il 15 gennaio 2021, fase dell’epidemia in cui non erano ancora disponibili (se non in piccola misura nelle ultime settimane) i vaccini contro COVID-19. Quello che descrivono i risultati dello studio di Nature Medicine, quindi, è principalmente la possibile relazione tra l’infezione da SARS-CoV-2 e rischio cardiovascolare a lungo termine in una popolazione costituita in buona parte da anziani maschi, bianchi e non vaccinati.

Un altro limite dello studio è che l’assegnazione dei soggetti ai vari gruppi è stata effettuata in base alla presenza o meno di un tampone molecolare positivo per SARS-CoV-2 nella cartella clinica e non valutando la presenza di anticorpi con un test sierologico. Questo significa che nel gruppo di controllo dei soggetti che non avevano avuto COVID-19 potrebbero invece esserci state persone contagiate ma che non si erano sottoposte a un test presso uno degli ospedali dei veterani americani, ad esempio perché asintomatiche o perché testate altrove. “Queste persone potrebbero essere state incluse nel gruppo di controllo e, qualora presenti in numero elevato, potrebbero aver influenzato i risultati”, si legge nelle conclusioni dell’articolo su Nature Medicine.

Infine, alcuni autori hanno messo in evidenza la possibilità che le differenze emerse nello studio in termini di conseguenze a lungo termine sulla salute cardiovascolare potrebbero dipendere non solo da COVID-19, ma anche dal fatto stesso di essere entrato in contatto con i servizi sanitari. Tra questi l’oncoematologo ed esperto di metodologia Vinay Prasad, che nel suo blog scrive: “Lo studio non può separare l’effetto del Covid dall’effetto del finire intrappolati nel sistema medico. C’è un vecchio detto in medicina, ‘mostrami una persona sana e io ti mostrerò una persona che non ha fatto abbastanza test’. Più si testano le persone che arrivano in ospedale, più diagnosi si trovano. I soggetti di controllo non sono stati sottoposti alla piena potenza della capacità di testing americana”.

Sono necessari altri studi

È noto dalle primissime fasi della pandemia che l’infezione da SARS-CoV-2 può avere un effetto negativo sulla salute cardiovascolare e che le persone con patologie cardiache preesistenti possono andare incontro, quando contagiate, a conseguenze più gravi rispetto a quelle che non presentano condizioni di questo tipo (2,3). Per valutare i possibili effetti a lungo termine, tuttavia, sono necessari studi prospettici randomizzati di ampie dimensioni, con campioni di studio rappresentativi della popolazione generale e che tengano conto di elementi che potrebbero impattare sugli outcome, come la vaccinazione. Soprattutto, è necessario disporre di evidenze scientifiche così prodotte prima di dare avvio a qualsiasi intervento di salute pubblica.

Fabio Ambrosino

Bibliografia

1. Xie Y, Xu E, Bowe B, Al-Aly Z. Long-term cardiovascular outcomes of Covid-19. Nature Medicine 2022; https://doi.org/10.1038/s41591-022-01689-3.
2. Zheng YY, Ma YT, Zhang JY, et al. COVID-19 and the cardiovascular system. Nat Rev Cardiol 2020; 17, 259–260.
3. Farshidfar F, Koleini N, Ardehali H. Cardiovascular complications of COVID-19. JCI Insight. 2021 6(13): e148980.