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Una nuova prospettiva per i pazienti con Sindrome di Brugada

A cura di Fabio Ambrosino By 7 Febbraio 2024No Comments
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Sindrome di Brugada

La dimensione del substrato aritmogenico è un fattore prognostico cruciale per gli eventi di fibrillazione ventricolare nei pazienti con Sindrome di Brugada sintomatica. E l’ablazione epicardica con radiofrequenza guidata dall’ajmalina rappresenta, in questo setting, un approccio terapeutico estremamente promettente.

Sono queste le principali conclusioni a cui è giunto uno studio dell’IRCCS Policlinico San Donato i cui risultati – appena pubblicati su EP Europace – potrebbero aprire a nuove prospettive in termini terapeutici e prognostici per questa patologia (1).

I ricercatori del centro di San Donato Milanese hanno condotto uno studio prospettico a lungo termine su 257 pazienti con Sindrome di Brugada sintomatici a cui era stato precedentemente impiantato un defibrillatore (ICD).

206 di questi sono stati sottoposti a un’ablazione con radiofrequenza – con i substrati mappati sulla superficie epicardica del ventricolo mediante somministrazione di ajmalina – e monitorati per oltre 5 anni. I restanti 51 pazienti, invece, hanno rifiutato di sottoporsi alla procedura ablativa e sono stati sottoposti solo all’impianto di ICD.

Gli obiettivi primari includevano l’identificazione dei fattori di rischio per gli eventi di fibrillazione ventricolare nel periodo precedente l’ablazione e la valutazione dell’efficacia della procedura in termini di libertà da eventi di fibrillazione ventricolare nel periodo post-ablazione.

Durante il periodo di follow-up pre-ablazione (mediana di 27 mesi) si sono verificati episodi di fibrillazione ventricolare e storm aritmico in 53 pazienti. I fattori di rischio indipendenti per questi eventi sono risultati essere: l’estensione del substrato aritmogenico (P < 0,001), un arresto cardiaco risolto (P < 0,001) e la presenza di varianti SCN5A (P = 0,017).

Nel periodo di follow-up post-ablazione (mediana di 40 mesi) il gruppo sottoposto alla procedura ha mostrato risultati nettamente migliori rispetto al gruppo non sottoposto ad ablazione in termini di libertà da eventi di fibrillazione ventricolare (P < 0.001) e con una normalizzazione “sostanziale e consistente” del pattern ECG di tipo 1. Il tutto senza importanti complicazioni correlate alla procedura.

“Considerando questi risultati convincenti – scrivono gli autori dello studio – è consigliabile prendere in considerazione l’ablazione epicardica aggiuntiva guidata dalla soministrazione di ajmalina come strategia sicura e più efficace per prevenire gli eventi di fibrillazione ventricolare e storm aritmico, riducendo così la necessità di ablazioni multiple”.

I risultati pongono le basi per future indagini su metodi non invasivi utili a determinare con precisione le dimensioni del substrato aritmico e a prendere decisioni cliniche informate. L’approccio dovrà ora essere valutato mediante uno studio randomizzato finalizzato a definire l’efficacia dell’approccio in termini di riduzione degli episodi di morte cardiaca improvvisa.

Bibliografia

1. Santinelli V, Ciconte G, Manguso F,  et al. High-risk Brugada syndrome: factors associated with arrhythmia recurrence and benefits of epicardial ablation in addition to implantable cardioverter defibrillator implantation. EP Europace 2024; euae019.