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Screening cardiovascolare di popolazione: nessun effetto sulla mortalità

A cura di Fabio Ambrosino By 27 Gennaio 2021Ottobre 1st, 2021No Comments
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Screening cardiovascolare

Lo screening cardiovascolare di popolazione non riduce la mortalità e la morbilità. È quanto emerge da un report dell’Health Evidence Network della World Health Organization (WHO) che ha sintetizzato i risultati di diversi trial randomizzati su questo tema, fornendo delle indicazioni su possibili approcci alternativi per ridurre l’impatto delle patologie cardiovascolari sulla salute pubblica (1).

Queste condizioni rappresentano tutt’oggi la prima causa di morte a livello globale, con circa 17 milioni di decessi ogni anno, e costituiscono, inoltre, un fattore di maggiore vulnerabilità nell’ambito della COVID-19. In Italia, si stima che circa 250.000 persone muoiano ogni anno in conseguenza di una patologia cardiovascolare, dato che per quanto riguarda il 2020 potrebbe risultare sottostimato proprio a causa degli effetti diretti e indiretti della pandemia.

Il report dell’Health Evidence Network ha preso in considerazione 33 studi relativi a 22 trial randomizzati – 5 dei quali ancora in corso – caratterizzati da un ampio campione di studio, condotti per la maggior parte in Paesi dell’Europa occidentale. Di questi, 14 riguardavano lo screening dei fattori di rischio cardiovascolare, 4 dell’aneurisma dell’aorta addominale, 2 della fibrillazione atriale e 2 delle condizioni cardiovascolari pre-cliniche.

Screening cardiovascolare di popolazione: i risultati del rapporto

La sintesi dei risultati ha messo in evidenza come questi programmi di screening non hanno effetti su mortalità e morbilità a un livello di popolazione. Anche nel caso dello screening dell’aneurisma dell’aorta addominale, risultato associato alla riduzione di alcuni outcome negativi, non sono emerse variazioni per quanto riguarda il tasso di mortalità associato. Secondo gli autori, inoltre, tali apparenti effetti positivi potrebbero essere annullati dai recenti cambiamenti nei fattori di rischio e nel trattamento della patologia, diventato meno invasivo.

I ricercatori dell’Health Evidence Network sostengono che prima di poter fare raccomandazioni relative all’implementazione di programmi di screening per altre condizioni precliniche, ad esempio nell’ambito della fibrillazione atriale, sarà necessario valutare anche i risultati degli studi attualmente ongoing. Ciò è particolarmente importante alla luce delle crescente diffusione di sistemi di rilevazione dell’elettrocardiogramma – come l’Apple Watch, oggetto di studio dell’Apple Heart Study – il cui impiego nell’ambito dello screening della fibrillazione atriale potrebbe portare, secondo alcuni esperti, a un’eccessiva medicalizzazione di una popolazione a rischio relativamente basso.

Promozione della salute per ridurre la mortalità cardiovascolare

Sulla base dei risultati emersi nel rapporto, gli autori mettono in evidenza la necessità di rivedere i programmi di screening cardiovascolare di popolazione già in atto e di evitare di iniziarne di nuovi. Suggeriscono, invece, di prendere in considerazione approcci alternativi. “Un’opzione più promettente – si legge nelle conclusioni del rapporto – potrebbe essere quella di favorire i cambiamenti sociali attraverso interventi di promozione della salute, seguendo l’approccio della Carta di Ottawa del 1986 in tutte le politiche, per far sì che le scelte salutari siano scelte facili”.

Fabio Ambrosino

Bibliografia

1. Eriksen CU, Rotar O, Toft U, Jørgensen T. What is the effectiveness of systematic population-level screening programmes for reducing the burden of cardiovascular diseases? Copenhagen: WHO Regional Office for Europe; 2021 (WHO Health Evidence Network (HEN) Evidence Synthesis Report 71)