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Primi dati sull’uso dell’elettroporazione per l’isolamento della parete posteriore dell’atrio sinistro

A cura di Fabio Ambrosino By 6 Febbraio 2024Febbraio 9th, 2024No Comments
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elettroporazione atrio sinistro

L’isolamento della parete posteriore dell’atrio sinistro, comunemente effettuato in aggiunta a quello delle vene polmonari, non si associa a benefici significativi nei pazienti sottoposti ad ablazione con elettroporazione (o Pulsed Field Ablation, PFA) per il trattamento di una fibrillazione atriale persistente.

È quanto emerge dai risultati di un’analisi presentata nel corso del 29esimo Annual International AF Symposium, tenutosi dall’1 al 3 febbraio a Boston, e pubblicata in simultanea su JACC: Clinical Electrophysiology (1).

Il trattamento standard per la fibrillazione atriale persistente è l’isolamento delle vene polmonari, ma spesso gli elettrofisiologi decidono di agire anche sulla parete posteriore dell’atrio sinistro. L’impiego di questo approccio con tecniche di ablazione termiche (radiofrequenza e crioablazione), si è però dimostrato scarsamente efficace in questo contesto per la difficoltà a effettuare lesioni stabili in un’area così vicina all’esofago.

Lo studio presentato a Boston ha invece valutato – primo nel suo genere – l’impiego di questo approccio nell’ambito dell’ablazione con elettroporazione, la quale prevede l’applicazione di un’energia molto elevata (fino a 1500-2000 volt) ma per un periodo di tempo nell’ordine dei microsecondi, tanto breve da evitare il surriscaldamento dei tessuti.

I ricercatori hanno condotto un’analisi retrospettiva del registro internazionale MANIFEST-PF (2) prendendo in considerazione 1.568 pazienti, tra cui 547 (34,8%) che avevano subito un’ablazione con elettroporazione per il trattamento di una fibrillazione atriale persistente. Di questi, 131 pazienti (24%) erano stati sottoposti, in aggiunta all’isolamento delle vene polmonari, anche ad ablazione della parete posteriore dell’atrio sinistro e 416 (76%) solo all’isolamento delle vene polmonari.

Dai risultati è emerso che il 66% dei pazienti che aveva subito anche l’ablazione della parete posteriore dell’atrio sinistro non era andato incontro a recidive della fibrillazione atriale nei 12 mesi successi alla procedura, contro il 73% di quelli sottoposti al solo l’isolamento delle vene polmonari. Una differenza, questa, risultata non significativa (p=0,68). Anche il tasso di eventi avversi gravi, infine, è risultato simile tra i due gruppi – 2,2% e 1,4% (p=0,51) – con nessun caso di lesioni dell’esofago, tra cui ulcere o fistole atrioesofagee, in entrambi i gruppi.

Bibliografia

1. Turagam, M, Neuzil, P, Schmidt, B. et al. Impact of Left Atrial Posterior Wall Ablation During Pulsed Field Ablation for Persistent Atrial Fibrillation. J Am Coll Cardiol EP 2024, 0 (0) .h ttps://doi.org/10.1016/j.jacep.2024.01.017
2. Turagam MK, Neuzil P, Schmidt B, et al. Safety and Effectiveness of Pulsed Field Ablation to Treat Atrial Fibrillation: One-Year Outcomes From the MANIFEST-PF Registry. Circulation 2023; 148:35–46.