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Plastica e rischio cardiovascolare. Mandrola: “È presto per trarre conclusioni definitive”

Redazione By 11 Marzo 2024No Comments
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Ha fatto molto scalpore la pubblicazione sul New England Journal of Medicine di uno studio osservazionale italiano, condotto da clinici e ricercatori dell’Università di Napoli, che ha messo in evidenza un aumentato rischio cardiovascolare nei pazienti sottoposti a endarterectomia carotidea in cui era stata riscontrata, nei campioni di placca prelevati, la presenza di minuscole particelle di plastica (1).

Data l’entità dell’effetto (HR 4,53; IC 95% 2,00-10,27; p < 0,001) e l’evidenza di un corrispondente aumento dei marcatori infiammatori, in molti hanno commentato lo studio indicando come verosimile un rapporto di causa-effetto tra la presenza di microplastiche e nanoplastiche a livello della placca carotidea e il maggiore rischio di eventi cardiovascolari.

Questa conclusione è stata però messa in discussione da John Mandrola nell’ultima puntata del suo podcast This Week in Cardiology, prodotto da Medscape. Secondo l’elettrofisiologo del Baptist Health di Lousville, infatti, il numero di eventi cardiaci registrati durante lo studio non sarebbe sufficiente per stabilire un rapporto di causa-effetto. “Non m’importa quale fosse il P-value – ha commentato – ci sono stati 2 vs 10 infarti miocardici non fatali. È molto probabile che si tratti di casualità piuttosto che di un segnale reale”.

I dubbi di Mandrola riguardano poi anche altri due dati riportati nelle tabelle pubblicate come Supplemento all’articolo, relativi all’associazione tra l’endpoint primario e la presenza di precedenti patologie cardiovascolari e i livelli di colesterolo LDL.

“D’accordo, gli autori ci dicono che la presenza di plastica comporta un HR di 4,5. Quasi 5 volte il rischio, statisticamente significativo in base agli intervalli di confidenza. Tuttavia, la presenza di patologie cardiovascolari note non aumenta il rischio di eventi cardiaci (HR 1,65 con un’intervallo di confidenza che va da 0,8 a 3,4)? In questa analisi, poi, il colesterolo LDL risulta protettivo: HR 0,96 (0,93-1,00). Mi dispiace, un rischio di eventi cardiaci 5 volte maggiore è un effetto troppo grande in uno studio in cui l’avere una malattia cardiaca non aumenta il rischio”.

Un’altra criticità, secondo Mandrola, sta nell’interpretazione dei risultati fatta da alcuni esperti. Philip Landrigan del Boston College e del Centre Scientifique de Monaco, ad esempio, ha sottolineato in un Editoriale di commento allo studio l’urgenza di un’azione internazionale, evidenziando l’importanza del coinvolgimento delle Nazioni Unite nello sviluppo di un trattato globale sulla plastica (2).

Ha anche invitato gli operatori sanitari a sostenere questo accordo, enfatizzando la necessità di fissare un tetto globale obbligatorio alla produzione di plastica, stabilire obiettivi e scadenze, limitare l’uso di plastica monouso e regolamentare le sostanze chimiche presenti nelle plastiche.

Secondo Mandrola, invece, i dati prodotti dall’Università di Napoli costituiscono un primo passo per la comprensione degli effetti delle micro e nano-particelle di plastica sul rischio cardiovascolare, ma non permettono di trarre conclusioni su cui basare interventi di politica sanitaria. “Trovo che sia un salto nel vuoto assolutamente sconcertante passare da uno studio osservazionale imperfetto su 250 pazienti italiani con patologie carotidee a un cambiamento radicale delle politiche sanitarie”.

Sebbene sia essenziale affrontare urgentemente il problema dell’inquinamento da plastica e adottare misure concrete per mitigare i suoi effetti negativi sulla salute umana e sull’ambiente, è infatti importante che gli interventi in questo senso siano basati su evidenze solide.

Secondo il cardiologo americano, quindi, lo studio dell’Università di Napoli rappresenta “un inizio per comprendere il potenziale ruolo delle plastiche nelle malattie vascolari. Lo paragonerei alla prima frazione di una maratona. Affermare qualcosa di più, o persino suggerire grandi cambiamenti nelle politiche sanitarie, è da sciocchi e, a essere onesti, distrugge completamente la fiducia nella comunità scientifica”.

Bibliografia

1. Marfella R, Prattichizzo F, Sardu C, et al. Microplastics and nanoplastics in atheromas and cardiovascular events. N Engl J Med 2024; 390:900-10.
2. Landrigan PJ. Plastics, Fossil Carbon, and the Heart. N Engl J Med 2024; 390:948-50.