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Nuovo episodio del podcast Scompenso 5.0: “L’impatto della funzionalità renale sul trattamento dell’HFrEF”

Redazione By 16 Gennaio 2024No Comments
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È online su DrTalk Cardiology il quarto episodio di Scompenso 5.0: il podcast incentrato sulla gestione clinica dello scompenso cardiaco a frazione di eiezione ridotta. Ospite dell’episodio è Matteo Cameli, cardiologo dell’Unità Operativa Complessa di Cardiologia dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria Senese, con il quale abbiamo parlato dell’impatto della funzionalità renale.

Di seguito la trascrizione dell’episodio:

Fabio Ambrosino (Cardioinfo): È noto che i pazienti affetti da scompenso cardiaco presentano spesso un peggioramento della funzionalità renale e che, viceversa, l’insufficienza renale può determinare un aumento del rischio di scompenso cardiaco e un peggioramento della prognosi associata. Ne abbiamo parlato con Matteo Cameli dell’Unità Operativa Complessa di Cardiologia dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria Senese.

Matteo Cameli: Sappiamo che spesso l’insufficienza renale non è diagnosticata in maniera completa. Non si utilizzano parametri adeguati, spesso nella clinica, per poterla valutare appieno. E questo può ovviamente limitare la consapevolezza del clinico riguardo al grado di insufficienza renale del paziente.

Fabio Ambrosino (Cardioinfo): Spesso, inoltre, nei pazienti con insufficienza renale non è possibile implementare la terapia per lo scompenso cardiaco raccomandata dalle linee guida, ad esempio per quanto riguarda farmaci come gli inibitori del sistema renina-angiotensina e gli antialdosteronici.

Matteo Cameli: Ben vengano quindi i dati relativi all’ultimo trial per una nuova terapia per lo scompenso cardiaco, relativi al VICTORIA: il trial che ha valutato il vericiguat in pazienti con scompenso cardiaco worsening heart failure, quindi con una recente ospedalizzazione o comunque con una recente necessità di infusione di diuretico endovena – quindi pazienti ad altissimo rischio – e in cui sono stati inclusi pazienti fino ad una clearance della creatinina di 15, quindi un filtrato di 15.

Fabio Ambrosino (Cardioinfo): Nello specifico, nel trial VICTORIA il 53% dei soggetti reclutati aveva un tasso di filtrazione glomerulare stimato inferiore a 60 mL/min e il 10% che aveva un filtrato compreso addirittura tra 15 e 30.

Matteo Cameli: Dei risultati del trial ovviamente è stato accolto l’endpoint composito di riduzione della ospedalizzazione e della mortalità cardiovascolare in questi pazienti, con un brevissimo follow up… il follow up più breve degli ultimi trial condotti su scompenso cardiaco. Nonostante questo, si è avuta una riduzione importante e significativa dell’endpoint composito, con una riduzione del rischio assoluto del 4,2%. E anche questo è un dato molto importante e clinicamente rilevante, soprattutto trovato dopo pochi mesi rispetto ad altri trattamenti testati anche recentemente.

Fabio Ambrosino (Cardioinfo): Al dato di efficacia si è poi aggiunto anche quello relativo alla funzionalità renale, valutata frequentemente nel corso del trial. I risultati hanno infatti messo in evidenza come tale funzionalità non si riducesse in modo più accentuato nei pazienti in trattamento con vericiguat, mostrando una traiettoria di peggioramento paragonabile a quella dei soggetti del gruppo placebo.

Matteo Cameli: È vero anche che nei pazienti con insufficienza renale più grave, il beneficio clinico, visto nell’intera popolazione, si è di fatto mantenuto. E quindi la popolazione dei pazienti con insufficienza renale più importante, anche con clearance inferiore a 60 e ancor di più nella clearance inferiore a 30, di fatto ha dimostrato di essere safe, quindi sicura, e comunque oggetto di beneficio con tale terapia. Oltre a questo si è visto come vericiguat non ha influenzato in maniera clinicamente rilevante il parametro della pressione arteriosa, se non in una fase iniziale ma parimenti a quello che è avvenuto con placebo, e questo ci fa ben sperare per una possibile applicazione clinica in questi pazienti che sono ad elevato rischio.

Fabio Ambrosino (Cardioinfo): La comunità cardiologia è ora in attesa della pubblicazione del trial VICTOR, il quale sta valutando l’impiego di vericiguat in pazienti con scompenso cardiaco cronico a frazione di eiezione ridotta in assenza di recenti ospedalizzazioni per scompenso cardiaco o necessità di terapia diuretica endovena.

Matteo Cameli: I dati di farmacodinamica o comunque di fisiopatologia, di meccanismo di azione del farmaco, ci fanno ben sperare in quanto la molecola, a differenza di tutte le altre, va a stimolare la guanilato ciclasi, quindi ad aumentare il GMP ciclico che va di fatto a proteggere su tutta una serie di fattori l’apparato cardiocircolatorio. Quindi migliorando la funzione ventricolare, migliorando la funzionalità diastolica e riducendo fibrosi e rimodellamento inverso. Da qui sarà fondamentale la presenza di registri, soprattutto dopo la possibilità di inserimento in terapia di tali farmaci, per valutare anche il rimodellamento che si avrà ad esempio a livello ecocardiografico, la metodica principe in questo settore, per poter capire a livello fisiopatologico qual è stato il meccanismo che protegge questi pazienti dall’evento cardiovascolare.