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Microplastiche e nanoplastiche hanno un impatto sul rischio cardiovascolare?

Redazione By 11 Marzo 2024No Comments
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microplastiche

In tutto il mondo, l’ambiente è sempre più minacciato dall’inquinamento da plastiche derivanti da processi industriali. La plastica si degrada nel tempo in particelle più piccole note come microplastiche (con dimensioni inferiori a 5 mm) e nanoplastiche (inferiori a 1.000 nm), che possono penetrare nel corpo umano attraverso l’ingestione, l’inalazione e il contatto diretto con la pelle. Studi hanno dimostrato la presenza di queste particelle anche nella placenta, nei polmoni, nel fegato e in altri tessuti umani.

Le microplastiche e le nanoplastiche (MNP) stanno emergendo come possibili fattori di rischio per le malattie cardiovascolari, come indicato da studi preclinici. Tuttavia, al momento mancano prove dirette che confermino questo rischio nell’uomo.

Un interessante studio osservazionale condotto da clinici e ricercatori dell’Università di Napoli, i cui risultati sono stati pubblicati sul New England Journal of Medicine, ha evidenziato che minuscole particelle di plastica provenienti dall’ambiente si infiltrano nelle lesioni vascolari delle persone, preannunciando un potenziale aumento del rischio cardiovascolare nei pazienti sottoposti a endarterectomia carotidea (1).

Lo studio ha coinvolto pazienti con malattia carotidea asintomatica sottoposti a endoarterectomia carotidea. Gli autori hanno deciso di considerare lesioni asintomatiche per massimizzare le probabilità di sopravvivenza nel periodo post-procedurale e ridurre al minimo la variabilità inter-paziente nei fenotipi delle placche.

I campioni di placca carotidea rimossi sono stati analizzati per la presenza di MNP utilizzando varie tecniche. Sono stati valutati anche i biomarcatori infiammatori. L’endpoint primario dello studio composito: infarto miocardico, ictus o morte per qualsiasi causa nei pazienti che presentavano evidenza di MNP nella placca rispetto a quelli in cui non erano presenti.

In totale sono stati reclutati 307 pazienti, di cui 257 hanno poi completato il follow-up. Questi sono stati divisi in due gruppi: uno composto dai soggetti in cui era stata rilevata la presenza di plastica nella placca carotidea (n = 150; 58%) e un altro composto da quelli risultati negativi alla presenza di MNP (n=107; 42%).

I risultati dello studio hanno evidenziato che, a un follow up di 34 mesi, i pazienti con presenza di MNP all’interno dell’ateroma avevano un rischio significativamente maggiore di soffrire un evento cardiovascolare rispetto a quelli senza MNP (HR 4,53; IC 95% 2,00-10,27; p < 0,001).

Si tratta – come è stato sottolineato nei moltissimi commenti usciti dopo la pubblicazione dell’articolo – di un un effect size impressionante. Inoltre, nei pazienti positivi al riscontro di plastica nella placca carotidea sono risultati aumentati anche quattro marcatori infiammatori, suggerendo l’esistenza di un potenziale rapporto di causalità tra la presenza di miroplastiche e nanoplastiche e l’aumentato rischio cardiovascolare.

Passando dallo sguardo sullo studio all’osservazione più generale, è preoccupante notare che la produzione annuale di plastica, stimata attualmente intorno a 400 milioni di tonnellate, è destinata a raddoppiare entro il 2040 e triplicare entro il 2060. Questo aumento è attribuibile al passaggio dei produttori di combustibili fossili dalla vendita di energia alla produzione di plastica.

Sia dalla prospettiva della ricerca medica che da quella delle politiche ambientali, quindi, sembra sempre più urgente la necessità di affrontare il problema dell’inquinamento da plastica e adottare misure concrete per mitigare i suoi effetti negativi sulla salute umana e sull’ambiente.

Bibliografia

1. Marfella R, Prattichizzo F, Sardu C, et al. Microplastics and nanoplastics in atheromas and cardiovascular events. N Engl J Med 2024; 390:900-10.