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Il bias di genere nella autorship degli articoli scientifici

A cura di Fabio Ambrosino By 11 Aprile 2024No Comments
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articoli scientifici

Cosa si nasconde dietro le firme degli articoli scientifici? Elementi come il numero degli autori, il genere, l’ordine in cui questi sono menzionati e il ruolo assegnato ad ogni firma possono dire molto su un lavoro scientifico e, allargando il campo, sui meccanismi che si celano dietro il processo di produzione della conoscenza.

È stato dimostrato, ad esempio, che più basso è il numero di autori coinvolti in uno studio e minore è la produttività di ognuno di questi, a esclusione dell’ultimo autore la cui produttività resta stabile a prescindere dal numero di coautori. Anche per quanto riguarda l’attendibilità delle dichiarazioni sui ruoli svolti dai singoli ricercatori emergono dei dubbi: nel 20% dei casi, infatti, queste sembrano essere determinate solo dagli autori corrispondenti (1).

In generale, poi, i ricercatori più giovani e le donne hanno maggiori probabilità di fornire un contributo tecnico, mentre a quelli maschi e più anziani viene spesso associato un apporto concettuale. Quello legato al genere è un bias che ritorna in diverse analisi: uno studio che ha valutato questo aspetto nella autorship degli articoli scientifici pubblicati sulle tre riviste scientifiche cardiologiche più importanti a livello mondiale – Journal of the American College of Cardiology, Circulation e European Heart Journal – ha mostrato che a fronte di una rappresentanza femminile pari al 33,1% degli autori di articoli, le donne costituiscono solo il 26,7% delle prime firme e il 19,7% delle ultime.

Inoltre, l’analisi ha mostrato anche che gli articoli con un’autrice donna come ultima firma contano in media più autrici nelle posizioni intermedie e sono associati a una maggiore probabilità di avere una donna come prima firma del lavoro (2). Altri dati hanno invece messo in evidenza come anche il contributo alla stesura dei guest editorial da parte delle autrici sia in genere modesto, pari, ad esempio, solo all’11,4% di quelli pubblicati sul New England Journal of Medicine e al 18,8% di quelli pubblicati sul JAMA (3).

Verosimilmente si tratta di dati legati, almeno in parte, al minore numero di donne in posizioni di leadership nell’ambito della medicina accademica e dei board editoriali. “Come spesso accade, tuttavia, non è chiaro se sia nato prima l’uovo o la gallina”, scrive Luca De Fiore, editore scientifico e autore del libro Sul pubblicare in medicina. Impact factor, open access, peer review, predatory journal e altre creature misteriose. “Poiché le pubblicazioni accademiche sono molto importanti per ottenere incarichi universitari e per l’avanzamento di carriera, la sottorappresentanza delle donne come autrici e la loro posizione di minor prestigio tra gli autori influiscono negativamente sulla presenza delle donne nel mondo accademico”.

Dei problemi e delle sfide del medical publishing parleremo nel corso di un incontro online in programma il 22 aprile dalle 18:30 alle 19:30 (diretta streaming a questo link), in cui De Fiore dialogherà con Roberta Voci, studentessa di medicina e chirurgia e rappresentante di Open Access Medicine e Federica Ilardi, chair degli Italian Cardiologists of Tomorrow (ICOT-SIC Young).

Bibliografia

1. Lavrivière V, Desrochers N, Macaluso B, et al. Contributorship and division of labor in knowledge production. Soc Stud Sci 2016; 46(3): 417 – 35.
2. Ouyang D, Sing D, Shah S, et al. Sex Disparities in Authorship Order of Cardiology Scientific Publications. Trends Over 40 Years. Circ Cardiovasc Qual 2018; 11: e005040.
3. Jagsi R, Guancial EA, Worobey CC, et al. The “Gender Gap” in Authorship of Academic Medical Literature — A 35-Year Perspective. N Eng J MEd 2006; 355: 281-7.