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Glifozine nel trattamento dello scompenso cardiaco. Le novità da AHA21

A cura di Fabio Ambrosino By 15 Novembre 2021No Comments
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Le Scientific Sessions 2021 dell’American Heart Association (AHA21), in corso in questi giorni in formato virtuale, hanno portato nuove evidenze a supporto dell’utilizzo delle glifozine (inibitori di SGLT2) nel trattamento dei pazienti con scompenso cardiaco. Nello specifico sono stati presentati i dati di due trial randomizzati – il trial EMPULSE e il trial CHIEF-HF – che hanno valutato, rispettivamente, l’impiego di empagliflozin nell’ambito dei pazienti adulti ricoverati per un episodio acuto di scompenso cardiaco e l’effetto di catagliflozin su qualità di vita e status funzionale. Inoltre, sono stati presentati anche i dati del trial EMPEROR-Preserved relativi ai pazienti con frazione di eiezione uguale o superiore al 50%.

Empagliflozin nel paziente ricoverato per uno scompenso cardiaco acuto: il trial EMPULSE

Lo studio randomizzato, controllato, in doppio cieco, EMPULSE ha preso in considerazione 530 pazienti adulti con scompenso cardiaco (età media 68 anni; 66% maschi;) ricoverati per un episodio acuto di scompenso cardiaco e successivamente stabilizzati. I partecipanti sono stati divisi in due gruppi e sottoposti a un trattamento di 90 giorni con empagliflozin 10 mg SID o un placebo.

I dati hanno messo in evidenza come i soggetti trattati con la glifozina siano risultati associati a una probabilità del 36% superiore di andare incontro a un beneficio clinico come una riduzione della mortalità per tutte le cause (4,2% vs 8,3%), una minore occorrenza di episodi di scompenso cardiaco (10,6% vs 14,7%) o un miglioramento della sintomatologia. Effetti, questi, riscontrati in modo paragonabile nei pazienti con o senza diabete di tipo 2.

“Mentre sono disponibili diversi farmaci in grado di migliorare gli outcome clinici dei pazienti con scompenso cardiaco cronico, pochissimi hanno dimostrato un beneficio nei pazienti con scompenso cardiaco acuto di nuova insorgenza che necessitano di ricovero in ospedale”, ha commentato Adriaan Voors, cardiologo dell’University Medical Centre Groningen, che ha presentato i dati del trial EMPULSE. “I nostri risultati indicano che empagliflozin può essere di aiuto per questi pazienti senza aumentare gli eventi avversi gravi”.

CHIEF-HF: catagliflozin è efficace anche nei pazienti con scompenso cardiaco?

Lo studio randomizzato, controllato CHIEF-HF ha invece indagato l’efficacia di catagliflozin nel trattamento dei pazienti con scompenso cardiaco a frazione di eiezione ridotta e preservata. Una particolarità di questo trial è che è stato realizzato interamente in forma virtuale, senza che i pazienti prendessero parte a visite in presenza.

Sono stati reclutati 476 pazienti (età media 63; 55% maschi), 191 dei quali con scompenso cardiaco a frazione di eiezione ridotta e 285 con scompenso cardiaco a frazione di eiezione preservata. 133 pazienti erano poi affetti anche da diabete di tipo 2. I soggetti reclutati sono stati randomizzati per ricevere un trattamento con catagliflozin 100 mg SID (N=222) o un placebo (N=226) e sottoposti a un questionario per misurare la percezione dei sintomi (Kansas City Cardiomyopathy Questionnaire, KCCQ) a due, quattro, sei e dodici settimane.

I soggetti in trattamento con canagliflozin hanno riportato un miglioramento significativamente maggiore dei sintomi di scompenso cardiaco, iniziato entro le prime due settimane e mantenuto durante tutti i tre mesi dello studio. Un effetto, questo, emerso sia nei pazienti con scompenso cardiaco a frazione di eiezione ridotta che in quelli con frazione di eiezione preservata, a prescindere dalla presenza o meno di un diabete di tipo 2.

“Questi risultati, insieme a quelli di altri studi sulle glifozine, dovrebbero avere un impatto significativo sulla cura”, ha affermato John Spertus dell’University of Missouri-Kansas City School of Medicine, responsabile della ricerca. “Questi farmaci hanno un impatto sullo status funzionale e sulla qualità di vita maggiore di molti altri utilizzati nello scompenso cardiaco e sono molto sicuri. Poiché il miglioramento dello stato di salute è un obiettivo chiave per molti pazienti, questi risultati supportano un maggior uso delle glifozine nei pazienti con scompenso cardiaco”.

EMPEROR-Preserved: conferme dalla sottoanalisi nei pazienti con frazione di eiezione ≥ 50%

Infine, sono stati presentati anche i dati di una analisi del trial EMPEROR-Preserved relativa al sottogruppo dei pazienti con frazione di eiezione uguale o superiore al 50%. In linea con quanto emerso dallo studio generale, il trattamento con empagliflozin è risultato associato a una riduzione significativa dell’endpoint composito di morte cardiovascolare o ospedalizzazioni per scompenso cardiaco (HR 0,82; p = 0,0263)  e del numero di ospedalizzazioni per scompenso cardiaco (HR 0,79; p=0,0242).

Fabio Ambrosino