Fibrillazione atriale subclinica: apixaban vs aspirina dopo ictus o TIA

Redazione By 5 Febbraio 2025No Comments
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Una recente sottoanalisi dello studio ARTESiA, appena pubblicata su The Lancet Neurology, mostra che apixaban potrebbe essere più efficace dell’aspirina nel prevenire ictus ricorrenti in pazienti con fibrillazione atriale subclinica e una storia di ictus o attacco ischemico transitorio (TIA) (1). Tuttavia, questo beneficio si accompagna a un aumento del rischio di sanguinamento.

Lo studio ARTESiA ha coinvolto 4.012 partecipanti di età pari o superiore a 55 anni, tutti con una storia di fibrillazione atriale subclinica – definita dal rilevamento mediante dispositivo (pacemaker, defibrillatore o monitor cardiaco) di episodi della durata da 6 minuti a 24 ore – e un punteggio CHA2DS2-VASc (2).

Questi sono stati assegnati in maniera randomizzata in doppio cieco e “double dummy” a ricevere una terapia con apixaban alla dose di 5 mg due volte al giorno (2,5 mg due volte al giorno quando indicato, in accordo alle linee guida) o aspirina 81 mg in mono-somministrazione. In caso di riscontro di fibrillazione atriale di durata superiore a 24 ore o di fibrillazione atriale clinica la terapia farmacologica del trial veniva interrotta e il paziente veniva trattato con terapia anticoagulante orale secondo le linee guida.

L’analisi di sottogruppo pubblicata su The Lancet Neurology si è concentrata specificamente sui pazienti con una storia di ictus o TIA, andando a valutare se i potenziali benefici di apixaban per la prevenzione secondaria dell’ictus superassero il maggiore rischio di sanguinamento.

I ricercatori hanno scoperto che in questo sottogruppo di pazienti apixaban ha ridotto significativamente il rischio di ictus o embolia sistemica. In 3,5 anni di follow-up, apixaban è stato associato a una riduzione del rischio assoluto del 7% di ictus o embolia sistemica, rispetto a una riduzione dell’1% con aspirina. Tuttavia, il rischio di sanguinamento maggiore è risultato più elevato con apixaban, con un aumento del rischio assoluto del 3% rispetto all’1% con aspirina.

Secondo gli autori i risultati suggeriscono che apixaban potrebbe essere un’opzione valida per la prevenzione secondaria dell’ictus in pazienti con fibrillazione atriale subclinica e una storia di ictus o TIA. La decisione sull’utilizzo di apixaban dovrebbe però essere individualizzata, tenendo conto del rischio di recidive del paziente e della sua tolleranza al rischio di complicanze emorragiche.

Bibliografia

1. Shoamanesh A, Field TS, Coutts SB, et al. Apixaban versus aspirin for stroke prevention in people with subclinical atrial fibrillation and a history of stroke or transient ischaemic attack: subgroup analysis of the ARTESiA randomised controlled trial. Lancet Neurol 2025; 24(2):140-151.
2. Healey JS, Lopes RD, Granger CB, et al. Apixaban for Stroke Prevention in Subclinical Atrial Fibrillation. N Engl J Med 2024; 390:107-117. DOI: 10.1056/NEJMoa2310234