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Embolia polmonare: nuove evidenze sul valore prognostico della troponina I ad alta sensibilità

A cura di Fabio Ambrosino By 24 Novembre 2023No Comments
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Quale relazione esiste tra l’impiego della troponina I ad alta sensibilità e gli outcome dei pazienti con embolia polmonare emodinamicamente stabili?

È questa la domanda a cui ha cercato di rispondere un recente studio di coorte spagnolo i cui risultati sono stati pubblicati di recente su JAMA Cardiology (1).

I test per l’analisi ad alta sensibilità possono rilevare anche lievi aumenti della troponina cardiaca, in modo più preciso rispetto ai test convenzionali, ma non è chiaro se questa maggiore precisione permetta di stratificare meglio il rischio nei pazienti con embolia polmonare.

Lo studio pubblicato su JAMA Cardiology era un’analisi post hoc dello studio di coorte multicentrico prospettico Prognostic Value of Computed Tomography (PROTECT), il quale ha reclutato pazienti da 12 reparti di Pronto Soccorso in Spagna. Dei 848 pazienti arruolati nel trial PROTECT, 834 (98,3%) avevano misurazioni disponibili della troponina ad alta sensibilità (soglia >0,029 ng/mL) e convenzionale (soglia >0,05 ng/mL), le quali sono state analizzate rispetto ai criteri di stratificazione del rischio indicati nelle linee guida ESC del 2019.

L’endpoint principale era costituito dall’evidenza di un decorso complicato – definito come collasso cardiocircolatorio, embolia plomonare ricorrente o morte per tutte le cause – entro 30 giorni dalla diagnosi.

Degli 834 pazienti (età media: 67,5 anni; 50,8% donne) coinvolti, 264 (31,7%) e 139 (16,7%) mostravano troponina I ad alta sensibilità e troponina I convenzionale elevate, rispettivamente. Al follow-up, 62 di questi (7,4%; IC 95%, 5,7-9,4) sono andati incontro a un decorso complicato. Analizzando l’aumento della troponina come variabile binaria, un’aumento dei livelli di troponina convenzionale è risultato associato a una maggiore probabilità di decorso complicato, mentre un aumento di quella ad alta sensibilità no (OR, 1,12; IC 95%, 0,65-1,93).

Dei 125 pazienti con troponina ad alta sensibilità elevata e troponina convenzionale nella norma, nessuno (0; IC 95%, 0,0-2,9) ha sviluppato un decorso complicato. Considerando lo schema di stratificazione del rischio ESC, poi, la misurazione ad alta sensibilità ha permesso di classificare meno pazienti come a basso rischio rispetto a quella convenzionale. Dei 78 pazienti identificati come a basso rischio in base alla troponina convenzionale, e non a quella ad alta sensibilità, nessuno (0; IC 95%, 0,0-4,6) è andato incontro a un decorso complicato.

In questo studio su pazienti con embolia polmonare emodinamicamente stabile, l’analisi della troponina ad alta sensibilità ha quindi permesso di identificare più frequentemente aumenti dei livelli di questo biomarcatore. Questa capacità, tuttavia, non ha fornito un valore clinico aggiuntivo rispetto alla misurazione convenzionale. I risultati, specificano gli autori, suggeriscono quindi che l’uso della troponina ad alta sensibilità potrebbe portare in questo contesto a una sovrastima del rischio.

“Con l’adozione routinaria dei test di troponina ad alta sensibilità, stabilire valori di soglia appropriati per l’embolia polmonare e determinare il loro vero valore prognostico è di estrema importanza”, hanno commentato in un editoriale Vinay Guduguntla e Robert O. Bonow della Northwestern University Feinberg School of Medicine di Chicago. “Una stratificazione errata del rischio può avere conseguenze significative e portare a un aumento del consumo di risorse, di trattamenti non necessari e di permanenze ospedaliere più lunghe”.

Bibliografia

1. Bikdeli B, Muriel A, Rodríguez C, et al. High-Sensitivity vs Conventional Troponin Cutoffs for Risk Stratification in Patients With Acute Pulmonary Embolism. JAMA Cardiol 2023;  doi:10.1001/jamacardio.2023.4356.
2. Guduguntla V, Bonow RO. High-Sensitivity Troponin in Pulmonary Embolism Risk Stratification—Proceed With Caution. JAMA Cardiol 2023. doi:10.1001/jamacardio.2023.4363.