
L’utilizzo dei betabloccanti è stato per decenni un pilastro della terapia dopo infarto miocardico acuto, basato su solide evidenze scientifiche che ne dimostravano l’efficacia nel ridurre la mortalità e prevenire le recidive. Tuttavia, il panorama cardiologico è in continua evoluzione e le recenti innovazioni in termini di tecniche di riperfusione coronarica (angioplastica primaria), terapie farmacologiche e gestione del paziente post-infarto hanno portato a un netto miglioramento della prognosi.
In questo contesto, la necessità di una terapia betabloccante a lungo termine, soprattutto nei pazienti con funzione sistolica ventricolare sinistra preservata, è stata messa in discussione (1,2). Studi recenti, come il REDUCE-AMI, condotto su oltre 5.000 pazienti con frazione di eiezione >50%, non hanno dimostrato un beneficio significativo in termini di riduzione della mortalità o di recidive di infarto a 3 anni (3). Similmente, lo studio ABYSS, pur non raggiungendo la non inferiorità della sospensione del betabloccante, ha evidenziato come questa non comporti un aumento di eventi avversi maggiori (4).
Questi risultati suggeriscono che, in assenza di disfunzione sistolica significativa, i betabloccanti potrebbero non offrire un vantaggio prognostico tale da giustificarne l’utilizzo sistematico. È importante sottolineare che le linee guida attuali raccomandano l’uso dei betabloccanti con indicazione di classe IA solo nei pazienti con frazione di eiezione <40%, mentre per quelli con frazione di eiezione >40% la raccomandazione è più debole (IIa-IIb), soprattutto in caso di infarto miocardico senza sopraslivellamento del tratto ST (5).
Nonostante ciò, la pratica clinica quotidiana mostra una tendenza alla sovraprescrizione di betabloccanti, spesso guidata da evidenze ormai obsolete e da un approccio terapeutico non sempre personalizzato. Questo comporta non solo un inutile aggravio economico per il sistema sanitario, ma anche un’esposizione dei pazienti a potenziali effetti collaterali (astenia, bradicardia, ipotensione, ecc.) e una possibile riduzione dell’aderenza terapeutica complessiva.
“Da un punto di vista economico – scrive Giulia Bugani, cardiologa dell’Ospedale Maggiore Carlo Alberto Pizzardi di Bologna, in un articolo pubblicato su CARE – in Italia non è possibile quantificare la spesa in relazione alla prescrizione di betabloccanti nel post infarto in assenza di disfunzione sistolica ventricolare sinistra. Sappiamo però che tra i principi attivi a maggior impatto di spesa sul prezzo di riferimento, più della metà afferisce alla categoria dei farmaci attivi sul sistema cardiovascolare. Peraltro i dati del 2022 dell’Osservatorio nazionale sull’impiego dei medicinali mostrano una prevalenza generale d’uso dei betabloccanti selettivi del 10,4%, con un incremento dei consumi tra il 2021 e il 2022 (+3,8% per il bisoprololo)”.
In conclusione, le evidenze suggeriscono un cambio di paradigma nell’approccio alla terapia post-infarto miocardico acuto. La prescrizione di betabloccanti dovrebbe essere guidata da una valutazione individuale del paziente, considerando la sua frazione di eiezione, la presenza di angina e altri fattori di rischio. Nei casi in cui il beneficio clinico non sia chiaramente dimostrato, è opportuno valutare attentamente il rapporto rischio/beneficio e considerare la possibilità di deprescrivere il farmaco, favorendo un approccio terapeutico più mirato e personalizzato.
Bibliografia
1. Jernberg T. Routine beta-blockers in secondary prevention: approaching retirement? N Engl J Med 2024;391:1356-1357.
2. Forte V, Ebell MH, Kurotschka PK. Beta-bloccanti cronici dopo un’ischemia cardiaca acuta: meno ricoveri, ma nessun effetto su mortalità ed eventi cardio- o cerebrovascolari maggiori. Recenti Prog Med 2025;116(1):47-48.
3. Yndigegn T, Lindahl B, Mars K et al. Beta-Blockers after Myocardial Infarction and Preserved Ejection Fraction. N Engl J Med 2024; DOI: 10.1056/NEJMoa2401479.
4. Silvain J, Cayla G, Ferrari E, et al. Beta-Blocker Interruption or Continuation after Myocardial Infarction. N Engl J Med. 2024 Oct 10;391(14):1277-1286.
5. Byrne RA, Rossello X, Coughlan JJ, et al. 2023 ESC Guidelines for the management of acute coronary syndromes: Developed by the task force on the management of acute coronary syndromes of the European Society of Cardiology (ESC). Eur Heart J 2023; 44(38): 3720–3826.





