Intelligenza artificiale: dalla mammografia possibili segnali di patologia cardiovascolare

Redazione By 11 Settembre 2026No Comments
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La mammografia potrebbe diventare, oltre che uno strumento per lo screening oncologico, una possibile “finestra” sulla salute cardiovascolare delle donne. A suggerirlo è uno studio presentato all’ESC Congress 2026 da Viana Copeland, del Chaim Sheba Medical Center e della Tel Aviv University, nel quale un algoritmo di deep learning ha mostrato la capacità di riconoscere dalle immagini mammografiche la presenza di ipertensione, cardiopatia ischemica e pregresso ictus. Un’ipotesi di particolare interesse in una popolazione nella quale le malattie cardiovascolari continuano a essere frequentemente riconosciute in ritardo.

Lo studio, di tipo retrospettivo, ha incluso 29.921 donne, con età mediana di 54 anni, sottoposte complessivamente a 97.364 esami mammografici. Le informazioni cliniche sono state ricavate da cartelle elettroniche, prescrizioni farmacologiche, procedure, imaging e misurazioni ospedaliere. La prevalenza era del 16% per l’ipertensione e del 2,5% sia per la cardiopatia ischemica sia per l’ictus. I ricercatori hanno sviluppato una rete neurale convoluzionale in grado di elaborare direttamente le immagini mammografiche e ne hanno valutato la capacità discriminativa mediante l’area sotto la curva ROC.

Le prestazioni sono risultate promettenti: l’AUROC è stata 0,79 per l’ipertensione, 0,78 per la cardiopatia ischemica e 0,86 per l’ictus. Analisi di sensibilità predefinite in funzione di età, presenza di tumore e proiezione mammografica hanno fornito risultati coerenti.

Il razionale biologico non nasce dal nulla. Da tempo la mammografia può evidenziare calcificazioni arteriose mammarie, considerate un possibile biomarcatore di rischio cardiovascolare. Una recente meta-analisi ha associato la loro presenza a un aumento degli eventi cardiovascolari futuri, mentre altre revisioni sottolineano il potenziale della mammografia come occasione di screening opportunistico. Al momento, tuttavia, non esistono standard condivisi per la quantificazione e la gestione clinica di questi reperti.

Proprio qui si colloca il principale limite dei nuovi risultati. Un’AUROC elevata indica una buona capacità di distinguere i soggetti con e senza malattia, ma non stabilisce da sola se il test sia adatto allo screening. Per condizioni relativamente poco prevalenti come cardiopatia ischemica e ictus saranno essenziali dati su sensibilità, specificità, valori predittivi e, soprattutto, una validazione esterna in popolazioni indipendenti. Lo studio è inoltre retrospettivo e identifica condizioni cardiovascolari già presenti: resta quindi da dimostrare se l’algoritmo possa anticiparne realmente la diagnosi o migliorare gli outcome.

La prospettiva è comunque rilevante per la prevenzione cardiovascolare femminile. Se validata prospetticamente, l’analisi automatizzata di immagini già acquisite potrebbe segnalare, senza ulteriori esami di imaging, donne da indirizzare a una valutazione del rischio cardiovascolare più approfondita. I ricercatori stanno ora lavorando alla riduzione dei falsi positivi e dei falsi negativi e all’estensione del modello ad altre patologie. La mammografia, dunque, non è ancora un test cardiovascolare, ma potrebbe diventare un punto di accesso aggiuntivo alla prevenzione nelle donne di mezza età.