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Fibrillazione atriale, il follow-up a quattro anni sul trattamento con edoxaban

Redazione By 26 Agosto 2023No Comments
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follow up edoxaban

Sono stati presentati a ESC Congress 2023, il meeting annuale dell’European Society of Cardiology in corso ad Amsterdam, i risultati del follow-up di quattro anni dello studio osservazionale non interventistico ETNA-AF i quali confermano, anche nel lungo periodo, il profilo di efficacia e sicurezza di edoxaban emerso negli studi clinici randomizzati.

In particolare, sono stati presentati i risultati di un’analisi multivariata dello studio che ha coinvolto 13.164 pazienti, i quali hanno messo in evidena come il trattamento con 30 mg o 60 mg di edoxaban in pazienti con fibrillazione atriale si associ, a quattro anni, a un tasso ridotto di mortalità per tutte le cause, ictus ischemico e sanguinamenti maggiori.

I tassi annualizzati di mortalità per tutte le cause e mortalità cardiovascolare sono stati rispettivamente del 4,1%/anno e dell’1,0%/anno, più elevati nella coorte di pazienti trattata con edoxaban 30 mg rispetto a quella trattata con edoxaban 60 mg. I tassi annualizzati di ictus, attacco ischemico transitorio ed eventi embolici sistemici sono risultati invece pari a 0,6%/anno, 0,3%/anno e 0,1%/anno, con proporzioni simili per entrambi i dosaggi.

Casi di sanguinamento maggiore, di emorragia intracranica e di sanguinamento gastrointestinale maggiore si sono verificati rispettivamente con con tassi pari a 0,9%/anno, 0,2%/anno e 0,4%/anno), con una maggiore incidenza di sanguinamento maggiore e di sanguinamento gastrointestinale maggiore nei pazienti trattati con 30 mg di edoxaban rispetto a quelli trattati con 60 mg, verosimilmente per effetto della maggiore età e fragilità della popolazione sottoposta questo dosaggio.

La fragilità è comune nei pazienti con fibrillazione atriale e richiede un approccio personalizzato al trattamento, come indicato nella guida pratica dell’EHRA sull’uso dei NOAC nella fibrillazione atriale. Un’analisi della fragilità nello studio ETNA-AF Europe ha però mostrato come il numero pazienti percepito sia superiore rispetto a quello di coloro che hanno una frailità oggettiva misurata attraverso il Modified Frailty Index (10,7% vs. 4,1%). 

In entrambi i gruppi di pazienti la fragilità è stata associata a comorbilità aggiuntive tra cui il diabete, lo scompenso cardiaco e l’ipertensione. Tuttavia, la percentuale di pazienti con comorbilità è risultata maggiore nei pazienti con fragilità oggettiva. “I dati ETNA-AF a quattro anni rafforzano ancora una volta il beneficio clinico dell’uso dei NOAC nei pazienti affetti da fibrillazione atriale, in particolare in quelli in cui è necessario gestire con attenzione anche comorbilità come diabete, scompenso cardiaco o  fragilità, e ciò rappresenta un’ulteriore rassicurazione per la nostra pratica clinica”, ha dichiarato Raffaele De Caterina, direttore della Divisione di Cardiologia Universitaria dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Pisana.

“I risultati, insieme agli approfondimenti sul bisogno di una migliore caratterizzazione ai fini del trattamento dei nostri pazienti fragili affetti da fibrillazione atriale, evidenziano la necessità di fondare il processo decisionale sulle linee guida ma di applicarlo in modo personalizzato a ogni paziente che trattiamo”.