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Pazienti post-PCI ad alto rischio di sanguinamento: un mese di DAPT è sufficiente?

A cura di Fabio Ambrosino By 28 Agosto 2021Ottobre 1st, 2021No Comments
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DAPT PCI

Nei pazienti sottoposti a impianto di stent coronarico (PCI) ad alto rischio di sanguinamento una doppia terapia antipiastrinica (DAPT) della durata di un mese permette di preservare i benefici in termini di rischio ischemico, riducendo invece il rischio di sanguinamenti. È quanto emerso dallo studio MASTER-DAPT, presentato oggi nel corso dell’edizione 2021 del Congresso dell’European Society of Cardiology e pubblicato simultaneamente sul New England Journal of Medicine (1).

Il trial MASTER-DAPT ha preso in considerazione 4.579 soggetti ad alto rischio di sanguinamento sottoposti ad angioplastica coronarica con impianto di stent a rilascio di sirolimus con polimero biodegradabile, i quali sono stati randomizzati per ricevere una DAPT abbreviata (1 mese) o standard (6 mesi). Gli outcome primari erano: eventi clinici avversi netti (endpoint composito di mortalità per tutte le cause, infarto miocardico, ictus, sanguinamenti maggio clinicamente rilevanti), eventi cardiaci e cerebrali maggiori (endpoint composito di mortalità per tutte le cause, infarto miocardico e ictus); sanguinamenti maggiori o clinicamente rilevanti di tipo 2,3 e 5 secondo la Bleeding Academic Research Consortium avvenuti tra la randomizzazione e il giorno 335.

Dai risultati – relativi a 4.547 pazienti (99,3%) – è emerso che la DAPT abbreviata non è inferiore a quella standard in termini di eventi clinici avversi netti (p<0,001 per la noninferiorità) ed eventi cardiaci e cerebrali maggiori (p=0,0014 per la noninferiorità) ed è invece superiore per quanto riguarda i sanguinamenti maggiori o clinicamente rilevanti (p<0,001).

“Un mese di DAPT dopo PCI in soggeti ad alto rischio di sanguinamento permette di mantenere i benefici della terapia per quanto riguarda il rischio ischemico e di ridurre quello di sanguinamenti”, ha commentato Marco Valgimigli del Cardiocentro Ticino Foundation di Lugano, principal investigator dello studio. “A differenza di altri studi non abbiamo escluso i pazienti con sindrome coronarica acuta o limitato il numero, la posizione o la complessità dei lesioni trattate. I nostri risultati possono quindi informare le decisioni terapeutiche su DAPT a un mese dopo PCI in pazienti ad alto rischio di sanguinamento senza eventi ischemici postprocedurali, compresi quelli con caratteristiche cliniche o angiografiche di alto rischio ischemico”.

Fabio Ambrosino

Bibliografia

1. Valgimigli M et al. Dual Antiplatelet Therapy after PCI in Patients at High Bleeding Risk (MASTERDAPT). N Engl J Med. 10.1056/NEJMoa2108749