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HOPE-3: statine e antipertensivi, quali effetti sulla funzione cognitiva?

By 22 Novembre 2016Settembre 14th, 2021No Comments
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Una buona notizia e una cattiva. È possibile riassumere così i dati riguardanti un sottogruppo dei pazienti arruolati nell’Heart Outcomes Prevention Evaluation-3 (HOPE-3), che ha indagato la relazione tra somministrazione prolungata di farmaci utilizzati nell’ambito della prevenzione cardiovascolare e gli effetti di questi sulle capacità cognitive dei pazienti anziani. Infatti, se da un lato i risultati della ricerca dimostrano che una terapia preventiva a base di statine non influisce negativamente sulle capacità cognitive, dall’altro mettono in evidenza la scarsa efficacia dei farmaci antipertensivi nel rallentare il declino di queste capacità.

Lo studio in questione è stato presentato in occasione delle sessioni scientifiche 2016 dell’American Heart Association (AHA) tenutesi a New Orleans dal 12 al 16 novembre da Jackie Bosch, epidemiologa della McMaster University di Hamilton (Ontario) nonché responsabile della ricerca. Il campione analizzato, composto da 1626 anziani con più di settant’anni di età e con un rischio cardiovascolare intermedio, faceva parte della più ampia popolazione (oltre 13.000 individui) arruolata in HOPE-3, che ha messo a confronto le terapie con rosuvastatina e candesartan/idroclorotiazide nel prevenire l’insorgenza di patologie cardiovascolari. Il gruppo di ricerca guidato dalla Bosch ha quindi messo in relazione gli effetti che questi farmaci hanno sui livelli di colesterolo LDL e pressione arteriosa con i risultati ottenuti dai partecipanti a una serie di test che valutano la performance cognitiva. Ciò che è emerso dallo studio è che, mentre i livelli di pressione e di colesterolo dei pazienti sono risultati significativamente ridotti al termine dello studio, le loro capacità cognitive sono rimaste pressoché invariate.

“La Food and Drug Administration negli Stati Uniti, così come la Medicines and Healthcare Products Regulatory Agency nel Regno Unito, avevano segnalato la possibilità, basata su studi di sorveglianza postmarketing, che le statine potessero causare la perdita della memoria”, sostiene Bosch, “ma ciò non si è mai verificato in uno studio randomizzato. Ora la nostra ricerca dimostra chiaramente che le statine non hanno nessun effetto negativo sulle funzioni cognitive”. Questo risultato è particolarmente importante in quanto l’indagine HOPE-3 ha già evidenziato che, per i pazienti con un rischio cardiovascolare intermedio, le statine sono in grado di ridurre del 25% il rischio di eventi patologici.

Al contrario, il mancato effetto della somministrazione di farmaci antipertensivi sulla performance cognitiva può essere considerato un risultato negativo. Infatti, dal momento che candesartan/idroclorotiazide è risultato efficace nel ridurre il rischio di eventi cardiovascolari in un campione di ipertesi, si era ipotizzato che l’abbassamento della pressione arteriosa causato dal farmaco potesse determinare anche un rallentamento del declino cognitivo che spesso caratterizza questa patologia. Tuttavia, sottolineano gli autori della ricerca, questo risultato potrebbe mettere in evidenza la necessità di intervenire prima sull’ipertensione, trattando pazienti più giovani e per un periodo di tempo più lungo. “Dobbiamo affrontare l’ipertensione arteriosa precocemente e su una popolazione più ampia. Solo così potremo prevenire l’insorgenza di eventi cardiovascolari, ictus incluso, e contemporaneamente agire sul declino cognitivo che caratterizza questi pazienti”, sostiene Mark Creager, cardiologo dell’Harvard Medical School e portavoce dell’AHA presente alla conferenza stampa. Gli effetti dei farmaci antipertensivi sul declino cognitivo di pazienti con rischio cardiovascolare intermedio vanno quindi ulteriormente approfonditi. Al momento, conclude Creager, i risultati di questo studio permettono solo di rassicurare i pazienti sulle potenziali conseguenze delle terapie preventive a base di statine, le quali “risultano essere incredibilmente efficaci e contribuiscono a ridurre il numero delle morti e degli eventi associati a queste patologie”.

Fabio Ambrosino

▼ Bosch J et al. The effect of blood pressure and cholesterol lowering on cognition. American Heart Association 2016 Scietific Sessions.13 Novembre 2016; New Orleans, LA.