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I beta-bloccanti sono sempre necessari dopo un infarto miocardico?

Redazione By 8 Aprile 2024No Comments
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Sono stati presentati nel corso delle Scientific Sessions 2024 (ACC.24) dell’American College of Cardiology e pubblicati sul New England Journal of Medicine i risultati dello studio REDUCE-AMI, da cui è emerso che l’utilizzo di beta-bloccanti dopo un infarto miocardico non riduce significativamente il rischio di morte o di un secondo infarto tra le persone con frazione di eiezione del 50% o superiore (1).

Lo studio ha reclutato 5.020 pazienti trattati per un infarto miocardico acuto presso 45 centri in Svezia, Estonia e Nuova Zelanda, inclusi nel Registro SWEDEHEART. Tutti i soggetti avevano una frazione di eiezione del 50% o superiore, valutata con un ecocardiogramma eseguito entro una settimana dall’evento. Metà dei partecipanti è stata randomizzata per ricevere farmaci beta-bloccanti a lungo termine mentre l’altra metà non è stata esposta al trattamento.

A un follow-up mediano di 3,5 anni non ci sono state differenze significative tra i due gruppi per quanto riguarda l’endpoint primario composito di morte per tutte le cause o un secondo infarto miocardico (HR 0.96; IC 95% 0,79 – 1,16; p = 0,64) o gli endpoint clinici secondari come lo scompenso cardiaco, la fibrillazione atriale o sintomi come dolore al petto e dispnea. Non sono emerse differenze neanche in merito agli endpoint di sicurezza come ictus, ipotensione o svenimenti.

I ricercatori hanno dichiarato che la mancanza di benefici associati ai beta-bloccanti potrebbe potenzialmente liberare molti pazienti sopravvissuti a un infarto miocardico dal peso di assumere questi farmaci, consentendo loro di evitare gli effetti collaterali come disturbi dell’umore, affaticamento e disfunzione sessuale.

Bibliografia

1. Yndigegn T, Lindahl B, Mars K et al. Beta-Blockers after Myocardial Infarction and Preserved Ejection Fraction. N Engl J Med 2024; DOI: 10.1056/NEJMoa2401479.