Capita a tutti. Ci si iscrive su Twitter con le migliori intenzioni e si seguono subito dieci, venti, trenta profili tra amici e colleghi, ma soprattutto riviste scientifiche e cardiologi di rilievo internazionale. In un attimo si è sommersi da micro messaggi di un paio di centinaia di caratteri, scritti per metà in italiano o in inglese e per metà in un linguaggio che a prima vista appare incomprensibile, fatto di acronimi e lettere maiuscole apparentemente unite a caso.

L’istinto iniziale è chiudere tutto e non riaprire il social network mai più. Ma prima di rinunciare a un’utilissima fonte di aggiornamenti, idee, casi clinici e overview della letteratura internazionale basta fermarsi un attimo a leggere alcuni di questi post, o tweet come si chiamano in gergo, per capire che di tutte quelle abbreviazioni e molti degli acronimi sono già noti e possono essere facilmente compresi.

Anzi, adoperarle sapientemente è una delle chiavi per sfruttare Twitter al meglio: permettono di risparmiare caratteri (il limite massimo è di 280 caratteri, di cui 21 se ne vanno se si include un link) e quindi di dire più cose in un solo tweet e rendono più veloce la composizione dei post.

A grandi linee ci sono tre tipi di abbreviazioni con cui un cardiologo che usa Twitter deve acquisire familiarità. Il primo gruppo è composto dalle abbreviazioni proprie del social network. Forse quelle più estranee alla vita di tutti i giorni e quindi un po’ più diffiicli da memorizzare. Ecco le principali:

  • DM = direct message. È un messaggio personale (diretto) ad altro un utente di Twitter. È possibile solo quando voi seguite la persona a cui volete scrivere e quella persona vi segue a sua volta. È l’unica forma di messaggistica veramente privata tra due twitternauti e quindi può capitare che per discutere di questioni delicate come un caso clinico, il vostro interlocutore vi scriva “DM me” che vuol dire “scrivimi in privato”.
  • RT = retweet. Quando volete condividere a vostra volta un post di un altro utente potete “ritwittarlo”. Si può fare automaticamente con un bottone presente nell’interfaccia della piattaforma, sotto ogni post, oppure manualmente copiando e incollando il contenuto di un tweet e scrivendo RT nel testo del tweet.
  • MT = modified tweet. È un retweet modificato, ovvero un post di qualcun altro che volete condividere, ma che volete anche commentare o integrare con altre informazioni: per esempio commentando uno studio o un caso clinico, riportare anche una vostra esperienza.
  • HT o H/T = hat tip. È un gesto di riconoscimento nei confronti di un altro utente quando si ricondivide un suo contenuto, o magari quando si condivide una notizia di cui si è venuti a conoscenza grazie a una determinata persona. Per esempio: qualcuno vi segnala uno studio interessante su una rivista e voi nel condividerlo volete dare credito della scoperta alla vostra fonte, allora potete aggiungere h/t seguito da @username della persona che ve lo ha segnalato al testo del tweet.
  • TT = trending topic. Quando un argomento diventa estremamente popolare sulla piattaforma diventa un trending topic, ovvero un argomento di tendenza (e solitamente si trasforma in un hashtag, ovvero è preceduto dal segno #).
  • TBT = throw back thursday. Questo è un hashtag – quindi solitamente lo trovate preceduto dal segno #(#TBT) – che indica la condivisione un ricordo del passato. Quando trovate questo hashtag condiviso da una rivista scientifica per esempio, può voler dire che sta condividendo uno studio pubblicato anni addietro che si è trasformato in una pietra miliare o ricordando un evento del passato. Non fatevi ingannare, scambiando questa informazione per attualità.
  • FF = follow friday. Adoperando abitualmente Twitter, di venerdì vi capiterà spesso i vedere questo hashtag, #FF, comparire più volte sulla vostra bacheca, seguita da una serie di twitter handle (nomi di utenti). Sono suggerimenti di profili da seguire. E se ne avete anche voi qualcuno valido, che riporta studi e strumenti utili, è buona pratica rendergli merito suggerendolo a vostra volta, un venerdì.

Il secondo gruppo sono le abbreviazioni rubate alle conversazioni in chat o via messaggio. Sono sopratutto adoperate da giovanissimi e imparare a padroneggiarle tutte potrebbe essere un lavoro superfluo oltre che potenzialmente infinito. Ce ne sono però una manciata che vengono usate anche in altri contesti e che sono comunemente adoperati dai twitternauti di ogni tipo:

  • ICYMI = In case you missed it. La potete usare per segnalare uno studio o una ricerca importante che temete sia passata inosservata, o potete aggiungerlo a un retweet a cui volete dare valore.
  • AB/ABT = Serve per solo per risparmiare caratteri quando state twittando su uno studio o “ab a patient with XXXX”.
  • IMO = in my opinion. Quando volete aggiungere la vostra opinione personale su un caso o uno studio.
  • MTF = more to follow. Ovvero più informazioni con i prossimi tweet. Se siete a una presentazione e finiti i 280 caratteri avete altro da dire, avvertite i vostri follower che l’altro contenuto arriverà a breve e non li state abbandonando a metà. Lo stesso vale quando leggete: se trovate la prima parte interessante non abbandonate l’utente che sta twittando, vi ricompenserà presto con altre informazioni.
  • PLZ = please: semplicemente, per favore.

Il terzo gruppo è il più consistente, ma – buona, anzi ottima, notizia – è quello che è già noto a tutti i cardiologi del mondo. Sono le abbreviazioni comunemente usate nella letteratura scientifica e nella pratica clinica. Qualche esempio:

  • AF o AFib = atrial fibrillation
  • CVD = cardiovascular disease
  • CKD = Chronic Kidney Disease
  • HF = Hearth Failure
  • HFrEF = Hearth Failure with reduced ejection fraction
  • HR = Heart Rhythm
  • MI = Myocardial Infarction
  • EKG = Electrocardiogram
  • BP = Blood Pressure (HBP = High Blood Pressure)
  • HT o HTN = Hypertension
  • CRT = Cardiac Resynchronization Therapy
  • ICD = Implantable Cardioverter Defibrillation
  • IAS = Inappropriate Shock
  • PM = Pacemaker
  • NOAC = New Oral Anticoagulant
  • DOAC = Direct Oral Anticoagulant
  • DVT = Deep Vein Thrombosis
  • APOE = Apolipoprotein E
  • PAD = Peripheral Artery Disease
  • CLI = Critical limb ischemia
  • AVR = Aortic-valve repalcement
  • EHR = Electronic health record
  • DM = Diabetes Mellitus (T1, type 1 o T2, type 2)
  • VT = Ventricular Tachycardia
  • SCD = Sudden Cardiac Death

Suonano familiari? Sicuramente sì. Sono infatti proprio le stesse adoperate nelle ricerche pubblicate sulle riviste scientifiche, in molte presentazioni powerpoint che avete incontrato a congressi in giro per il mondo, presenti su cartelle cliniche ed esami. Se volete ripassarle e  averle tutte raggruppate in un posto le trovate qui o qui. Non abbiate paura di adoperarle, guardate come hanno fatto alcuni dei vostri colleghi in questi esempi:


Esempio 1.

Esempio 2.

Esempio 3.