Chi si occupa di cardiologia sa bene che il Congresso annuale dell’European Society of Cardiology (ESC) è l’evento più importante al mondo in questo settore. Ebbene l’edizione 2019, svoltasi a Parigi dal 31 agosto al 4 settembre, ha dimostrato chiaramente come questo primato sia valido anche per quanto riguarda l’universo di Twitter. Il social network dell’uccellino è stato infatti uno dei grandi protagonisti dell’evento, con l’organizzazione di seminari e workshop dedicati e una vera e propria squadra di influencer incaricata di diffondere e commentare i dati presentati al Congresso. 

Per capire il perché di tanta attenzione, tuttavia, basta dare un’occhiata alle statistiche relative all’hashtag ufficiale dell’evento – #ESCCongress – riportate da Michael Gibson dell’Harvard Medical School e Pascal Meier dell’University College London Hospitals nel corso del seminario “How to be scientific and unique on Twitter”, tenutosi al termine della terza giornata congressuale (quindi a un giorno e mezzo dalla fine dell’evento): più di 13.000 tweet, circa 34.000 retweet, quasi 10.000 account coinvolti e una massa complessiva di oltre 388.000.000 di impression generate (UPDATE: sono stati recentemente pubblicati i dati complessivi relativi all’hashtag #ESCCongress: 65.521 tweet/retweet, 13.050 account coinvolti, 540.872.000 di impression). Numeri enormi che fanno dell’evento ESC il Congresso cardiologico più twittato al mondo, battendo di gran lunga i corrispettivi d’oltreoceano. 

Ancora più interessante, tuttavia, è quanto emerso dalle sessioni dedicate agli utilizzi di Twitter in ambito cardiologico. Alcuni di questi sono stati elencati da Mamas A.Mamas della Keele University nel corso del suo intervento dal titolo “How social media has/can change clinical cardiology practice”. Il cardiologo inglese ha sottolineato come Twitter rappresenti ormai uno strumento fondamentale per la disseminazione delle linee guida, la formazione dei clinici, l’adozione di nuove tecniche e la condivisione di esperienze cliniche. Singolare, ad esempio, è il caso della tecnica dell’accesso transradiale utilizzata nelle procedure interventistiche, la cui adozione è aumentata negli ultimi anni anche grazie ai social. “Esiste da più di vent’anni – ha spiegato Mamas – eppure non ne avevo mai sentito parlare. Alla fine l’ho scoperta grazie a Twitter”. A dimostrazione del ruolo del social network nella diffusione di questa tecnica, ad esempio, gli hashtag #RadialFirst e #ldTRA, popolarissimi tra i cardiologi interventistici. 

La formazione e l’aggiornamento rappresentano però solo una parte delle potenzialità di Twitter in ambito medico. Un altro utilizzo, sempre più diffuso, riguarda ad esempio i trial clinici randomizzati. Se da un lato questo social network viene utilizzato sempre più spesso per individuare centri di ricerca e pazienti da reclutare negli studi clinici – come accaduto per l’HYBRID (Percutaneous coronary intervention in stable angina) Trial –, dall’altro funge anche da sistema collettivo di monitoraggio per le ricerche in corso. Ad esempio, dopo essere stati oggetto di pesanti critiche su Twitter, i ricercatori del trial ISCHEMIA (International Study of Comparative Health Effectiveness with Medical and Invasive Approaches) sono stati costretti a chiarire pubblicamente le scelte effettuate circa il disegno del loro studio (1).

Mamas ha poi sottolineato come Twitter risulti molto efficace anche per la realizzazione di campagne di comunicazione. Queste possono essere dirette ai pazienti – come nel caso del “#MayMeasurementMonth” dell’International Society of Hypertension, finalizzato ad aumentare la consapevolezza sul problema dell’ipertensione arteriosa – o alla stessa comunità medica. In diversi casi, infatti, Twitter è stato utilizzato per sensibilizzare i medici su specifiche problematiche della professione medica, dalle discriminazioni razziali a quelle di genere. In questo senso rappresentano degli esempi di successo gli hashtag #ILookLikeACardiologist, finalizzato a combattere gli stereotipi etnici in ambito cardiologico, e #WIC (#WomenInCardiology), il cui obiettivo è invece quello di sensibilizzare l’opinione pubblica sulle discriminazioni affrontate dalle donne che si occupano di cardiologia.

Proprio dell’utilizzo di Twitter e degli altri social media come strumenti di advocacy per le donne ha parlato Purvi Parwani della Loma Linda University International Heart Institute, tra le fondatrici del movimento Women in Cardiology. Anche in questo caso le statistiche relative all’hashtag di riferimento #WIC parlano da sole: più di 29.000 tweet, 21.500 retweet, 3.800 account coinvolti e oltre 138.000.000 di impression generate. “A cosa può servire una campagna di questo tipo? – si è chiesta Parwani nella conclusione del suo intervento – In primo luogo a sensibilizzare i giovani: il 93,5% degli studenti di medicina utilizza quotidianamente i social media. Ma anche ad amplificare la portata del messaggio e, in ultima analisi, a migliorare il benessere delle colleghe” (2).

L’utilizzo di Twitter e dei social media in ambito medico, tuttavia, comporta anche una serie di rischi. Li ha elencati, in una sessione dedicata, Mirvat Alasnag del King Fahd Armed Forces Hospital di Jeddah (Arabia Saudita). Tra questi, ad esempio, la tendenza a fare affidamento esclusivamente su questa piattaforma per il proprio aggiornamento professionale, senza approfondire gli input derivanti dal social network. I rischi della cosiddetta Twitter-based-medicine – come la definì Milton Packer del Baylor University Medical Center in un articolo, estremamente critico, pubblicato un anno fa su MedPage Today (3) – vanno infatti dall’assenza di un processo di revisione tra pari alla possibilità di esprimere opinioni su tematiche mediche anche senza essere in possesso delle competenze necessarie e alla tendenza a non pubblicare risultati negativi e fallimenti. “Anche se nessuno fa dei tweet sulle complicanze – ha spiegato Alasnag – non significa che queste non si verifichino”.

Altri possibili rischi riguardano poi la privacy e la sensibilità dei pazienti, soprattutto per quanto riguarda la discussione di casi clinici. Alasnag ha fatto notare come in alcune situazioni, come quelle relative a patologie e condizioni estremamente rare, eliminare i dati sensibili del soggetto dal testo del tweet o dalle immagini diagnostiche allegate può non essere sufficiente. Inoltre, bisognerebbe sempre considerare che un tweet potrebbe potenzialmente raggiungere persone con un’educazione diversa o appartenenti a una cultura lontana da quella di chi lo lancia: “In alcune aree del mondo la pubblicazione di immagini cliniche esplicite o di video procedurali cruenti, ad esempio, può essere considerata un gesto estremamente offensivo”, ha spiegato la ricercatrice saudita (4).

Un ulteriore problema riguarda poi la gestione di eventuali conflitti di interesse dei medici presenti su Twitter. Anche se in generale si ritiene buona norma esplicitare i propri rapporti con le aziende nel momento in cui si entra in una discussione riguardante un problema clinico, attualmente non esistono degli standard chiari che regolino le interazioni tra l’industria e la comunità scientifica sui social media. Come sottolineato anche dal Robert Yeh del Beth Israel Deaconess Medical Center in un editoriale pubblicato nel 2018 su Circulation: Cardiovascular Quality and Outcomes, “il fatto che queste interazioni avvengano in un ambiente pubblico piuttosto che in una proverbiale stanza fumosa dovrebbe servire come ulteriore motivazione per la comunità scientifica a creare un ambiente aperto e trasparente alle partecipazione delle aziende” (1). Nel frattempo si moltiplicano le liste di Digital Opinion Leader e gli hashtag che promuovono specifiche terapie.

L’utilizzo di Twitter ha quindi delle potenzialità enormi in ambito medico, specie in termini di ampiezza e tempestività della diffusione delle informazioni, ma presenta anche dei rischi non trascurabili. È quindi fondamentale imparare a utilizzare questo strumento in modo appropriato, come sottolineato anche da Giuseppe Galati dell’Ospedale San Raffaele di Milano nella sua relazione – ricca di spunti utilissimi in questo senso – intitolata “Be a Twitter Pro”. Appuntamenti come il Congresso di Parigi rappresentano delle occasioni straordinarie per discutere i pro e i contro di queste piattaforme social e per stabilire delle linee di comportamento adeguate (si vedano ad esempio le linee guida fornite dalla società europea prima dell’inizio dell’evento). Il lavoro fatto per #ESCCongress, va detto, è stato praticamente impeccabile. All’European Society of Cardiology il merito di aver capito che i social media non rappresentano più una remota e trascurabile possibilità nella carriera dei medici, ma bensì – per molti – la realtà quotidiana.   

Fabio Ambrosino

▼1. Yeh RW. Academic Cardiology and Social Media. Circulation: Cardiovascular Quality and Outcomes 2018; 11:e004736.
2. Foster MD. Tweeting about sexism: The well‐being benefits of a social media collective action. British Journal of Social Psychology 2015; https://doi.org/10.1111/bjso.12101.
3. Packer M. Do You Practice Twitter-Based Medicine? MedPage Today 2018; 
4. Alasnag M, Mamas M, Fischman D, et al. View point on social media use in interventional cardiology. Open Heart 2019; 6: e001031.